“Il realismo politico e l’impossibile”. Seminari 2019-20 del Centro Arendt

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Calendario

4 dicembre 2019, Prof. Roger Berkowitz: Totalitarianism and loneliness

10 Dicembre 2019, Prof. Pier Paolo Portinaro, Il realismo politico

 23 Gennaio 2020, Prof. Dimitri D’Andrea, Il realismo di Weber

27 Febbraio 2020, Prof. Sandro Mezzadra, Il realismo rivoluzionario di Marx

19 Marzo 2020, Prof. Carlo Galli, L’eccezione del reale. Il realismo di Schmitt

 21 Aprile 2020, Prof. Antonio Rivera (Donoso Cortés y el realismo político del siglo XIX) e Prof.ssa Cristina Basili (Simone Weil pensatrice del reale)

 19 Maggio 2020, Prof.sse Fanny Söderback, Laurie Naranch  e Adriana Cavarero, Feminist Realism and Materialism

Gli incontri sono aperti al pubblico e si svolgeranno di norma presso il Polo Santa Marta, Via Cantarane 24, Verona, con inizio alle ore 15,15.

Il Ciclo di seminari è accreditato per i cds in Filosofia, Scienze filosofiche, Scienze della Comunicazione, Editoria e giornalismo, Lettere, Governance dell’emergenza (ulteriori dettagli sono in corso di pubblicazione sulle pagine dei cds).

Informazioni: info@arendtcenter.it

“La rappresentazione sociale del dolore”, 15/02/19

Seminario di presentazione 

Venerdì 15 febbraio 2019

ore 15.30, Aula Betti (Chiostro S.M. Vittoria, Lungadige Porta Vittoria 41, Verona)

Trauma.
La rappresentazione sociale del dolore
di Jeffrey C. Alexander
Meltemi, 2018   (Prima traduzione italiana)

    Ne discutono:

Gianmarco Navarini (Università degli Studi di Milano Bicocca)
Vincenzo Mele (Università degli Studi di Pisa)

Introduzione e conclusioni:
Lorenzo Migliorati e Luca Mori
(Università degli Studi di Verona)

“Solo se il significato consolidato collettivamente
viene repentinamente sconvolto, un evento può
acquisire lo status di trauma. Sono i “colpi” ai
significati a far emergere il senso di shock e
paura, non gli eventi in se stessi.”
J. Alexander

In questo libro Jeffrey C. Alexander sviluppa un’originale 
teoria sociale del trauma, utile a comprendere i processi
culturali e simbolici che generano il dolore collettivo e 
i conflitti attorno alla sua interpretazione. 
Gli eventi, anche i più nefasti, non sono traumatici in sé; 
lo diventano attraverso sofisticati processi di interpretazione 
e rappresentazione collettiva che, a partire dalle vittime e, 
nei casi più riusciti, fino all’intera umanità, costruiscono 
culturalmente i traumi.
Attraverso l’analisi di casi emblematici come quello 
dell’Olocausto e casi meno noti come le battaglie 
per la spartizione di India e Pakistan o il Massacro di Nanchino,
Alexander mette in evidenza come ogni trauma sia costantemente
mediato dalla capacità persuasiva degli attori e dalle strutture
di potere in cui gli eventi accadono.


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